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Studio sui Simbolisti

La Confraternita

Un aspetto tutt’ora non sufficientemente spiegato del Simbolismo è quello che ha spinto numerosi artisti ad aggregarsi in una società occulta, dove l’aspetto esoterico e segreto, nella migliore tradizione templare, rosicruciana o addirittura massonica, era prevalente rispetto all’aspetto di comunità quasi monastica che contraddistingueva i Preraffaelliti. Tale caratteristica assunse la sua connotazione più occulta nei Nabis, mentre l’organizzazione rosicruciana di Sar Peladan, assunse una aspetto più formale e visibile, venendo tuttavia emarginata dal movimento vero e proprio in un secondo momento, fino alla sua estinzione. Il primo pittore da trattare in tale ambito è Paul Sérusier (Parigi, 9 novembre 1864 – Morlaix, 7 ottobre 1927), non fosse altro per aver dipinto l’opera manifesto della confraternita “Il Talismano”, di cui si parlerà appresso.

Opera dello stesso autore è “Ritratto di Paul Ranson in costume da Nabi”, 1890, conservata a Parigi, presso il Musée d'Orsay. L’esame dell’opera segnala la raffigurazione del pittore Paul Ranson in abiti rituali di chiara origine mitriaca, mentre tiene in mano uno scettro sacro di eguale ispirazione che rafforza l’ipotesi che il pittore ritratto, prestigioso titolare dell’Atelier Ranson e poi dell’Accademia omonima, fosse una il riferimento esoterico degli accoliti. Abbiamo già segnalato che nel 1888, Paul Sérusier presentò agli amici dell’Accademia Julian il dipinto eseguito sotto la guida di Paul Gaughin: “Il Talismano”, vedi figura (08), oggi conservato al Museo d’Orsay a Parigi, che diverrà il quadro di loggia della confraternita occulta dei Simbolisti, “I Nabis”. Su tale tema, innanzitutto è d’uopo segnalare il significato dell’anno della creazione dell’opera, il 1888, appunto, settecento anni dopo il taglio dell’olmo, che decretò l’abbandono dei Templari da parte della confraternita, successivamente emersa come Rosa+Croce, dopo la perdita di Gerusalemme, che anticipò la fine dell’ordine.

L’ordine era nato nel 1118, (altra data di significato opposto alla creazione dell’opera, tre uno ed un otto, invece che tre otto e un uno), subito dopo la prima crociata, adottando la regola di Sant’Agostino, poi aveva ottenuto il riconoscimento papale con una nuova regola, pare predisposta da San Bernardo o da un suo collaboratore, sulla falsariga di quella dei cistercensi. Era cresciuto a dismisura in potere ed espansione, ricevendo benefici enormi, tanto dalla Chiesa, che dai regnanti dell’epoca. Poi era cambiato qualcosa: progressivamente la compagine si era corrotta nel tempo, ed a nulla era valso il generoso tentativo dell’ultimo Gran Maestro, di rialzarne le sorti. Una leggenda ricorrente vuole che siano stati, in qualche modo, un braccio operativo di una confraternita, successivamente conosciuta col nome di Rosa+Croce, ma che da un certo punto in poi siano stati da essa disconosciuti. La medesima leggenda narra che, al momento della costituzione dell’ordine, da qualche parte, sia stato piantato un olmo, che poi sarebbe stato tagliato nel 1188, più o meno contestualmente alla perdita di Gerusalemme ed al tradimento del Gran Maestro dell’epoca, Gerardo di Riteford, che pur di aver salva la vita, si sarebbe convertito all’Islam.

La verità è che quel disastro fu dovuto alla corruzione consentita da quel Gran Maestro al suo sodale, Rinaldo di Chatillon, signore del Krak dei Cavalieri, una fortezza tra la Siria ed il Libano, che iniziò a taglieggiare i pellegrini musulmani che si recavano a pregare in luoghi, che erano sacri anche per loro. Addirittura questo bel tomo si organizzò per conquistare La Mecca, allo scopo di taglieggiare anche i fedeli islamici diretti in quel luogo, che, invece, per i cristiani, non ricopriva nessun valore. Ciò provocò una comprensibile virulenta controffensiva, che portò alla perdita dei luoghi santi Non è questa la sede, anche per motivi di spazio per discutere se i Nabis furono qualcosa di nuovo, o il riemergere nell’arte di una corrente sapienziale di lungo corso, che tanto ha impregnato di sé le opere di Giorgione, Leonardo, Raffaello, Botticelli e via discorrendo. Rimane il fatto che i Nabis avevano un rituale esoterico vero e proprio di chiara provenienza mitriaca e che il loro linguaggio, più marcatamente, evoca il simbolismo ermetico ed esoterico.

Esistono, a dire il vero, anche altre teorie sui Nabis; il Fugazza, nel bel saggio “Simbolismo”, Mondadori Arte, di cui chiunque si accosti all’argomento diviene inevitabilmente e cospicuamente debitore, sostiene che la forma esoterica dei Nabis avesse un tono ironico e disincantato, volto anche a ridimensionare l’esplosione delle pratiche occultistiche dell’epoca. L’approfondimento di tale aspetto richiederebbe, ripeto, uno spazio interamente a tale tema dedicato e quindi è necessario rimandarlo ad altra sede. Comunque è d’uopo invece approfondire le modalità che caratterizzano la creazione dell’opera “Il Talismano”. Da Parigi Paul Sérusier era andato a Pont-Aven per conoscere Paul Guaguin e gli aveva chiesto di dirigerlo nel dipingere un paesaggio autunnale ed il maestro l’aveva istruito come conviene:

Come vedete questi alberi?
Sono gialli; ebbene allora metteteci il giallo.
E quest’ombra quasi blu dipingetela blu oltremare.
E quelle foglie rosse?
Usate il vermiglione.

Il piccolo dipinto divenne oggetto di culto per i Nabis, che oltre a Sérusier, aggregavano Maurice Denis, Paul Ranson, Pierre Bonnard, Georges Lacombe. Nabis, cioè, in ebraico, Profeti. Parimenti sono visibili opere di artisti comunque coinvolti nelle manifestazioni di tali congreghe, ivi compresa quella di Peladan. Tra essi occorre citare Edvard Munch (Løten, 12 dicembre 1863 – Ekely, 23 gennaio 1944) norvegese che pur essendo stato uno dei massimi esponenti dell'Espressionismo, a cavallo fra l'Ottocento ed il Novecento, si è iscritto con la sua prima produzione tra i simbolisti. Ma l’adesione giovanile del grande artista al movimento non è motivo sufficiente per dare risalto particolare alle sue opere in questo ambito.

Un rilievo particolare invece è necessario infine attribuire a Fernand Edmond Jean Marie Khnopff (nato a Grembergen, vicino a Termonde, il 12 settembre 1858 e morto a Bruxelles il 12 novembre 1921), un pittore simbolista belga, fondatore del gruppo de “I XX”. Di tale artista consideriamo l’opera più significativa, “La Carezza”, altrimenti denominata “La Sfinge” , 1896, Bruxelles, Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique, vedi figura (09), perché nella morbidezza, sensualità, ma anche nella significatività nascosta del quadro simbolico in esame, c’è tutta la potenza della capacità espressiva del movimento. Il quadro si chiama anche “La Carezza”, perché la conoscenza esoterica è una carezza allo spirito divino dell’uomo.

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