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Studio sui Simbolisti

La Scuola

Nella terza parte della nostra breve presentazione raggrupperemo tutti gli artisti del movimento, fino ad arrivare a trattare il suo vertice massimo: Paul Gauguin. Ma in primo luogo sarà opportuno introdurre un artista veramente particolare: Odilon Redon nato il 20 aprile 1840 a Bordeaux , morto il 6 luglio 1916 a Parigi. E’ l’artista che ha anticipato C.G.Yung: la sua prima raccolta di litografia del 1879 si intitola “Dans la réve” (Nel sogno), e si ripropone di legittimare l’inconscio, tramite il suo mezzo preferito d’espressione, il sogno per l’appunto. La sua evoluzione artistica scoprì tardivamente il colore, senza le esplosioni degli impressionisti, ma con toni delicati e classicheggianti. In esposizione sono visibili nove opere, tra esse è significativa, come si può vedere nella riproduzione, “Il carro di Apollo”, 1905-16, custodita a New York, The Metropolitan Museum of Art.

Anche questa è un’opera ermetica, Redon fu uno degli artisti più impegnati nella ricerca esoterica, un suo disegno riproduce una figura femminile nel gesto del silenzio del quarto grado del rito scozzese della massoneria, vedi figura. Nello stesso contesto appare opportuno citare Max Klinger, Wilhelelm List, nonché gli italiani Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza Da Volpedo, e Gaetano Previati. Un’altra opera assolutamente indicativa della strada ermetica del Simbolismo è “La via del silenzio” di Frantisek Kupka, nato a Opocno, Repubblica Ceca il 22 settembre 1871, morto a Puteaux, Francia, il 24 giugno 1957, vedi figura. L’opera, che risale al 1903, è custodita a Praga, Narodni Galerie, ed è un autentico invito alla meditazione sui misteri dei templi egizi, che parlano senza emettere suoni. La via del silenzio è una via piena di significati e messaggi profondi e misteriosi proprio in ragione della loro trasmissione mediante comunicazione non verbale, né razionale. Infine il più importante per il movimento: Eugene Henry Paul Gauguin, pittore francese, nasce a Parigi il 7 giugno 1848 da Clovis Gauguin, un giornalista antimonarchico, e da Aline Marie Chazal. Muore ad Atuana Hiva-Oa, nell'arcipelago delle Isole Marchesi, l'8 maggio del 1903, all'età di 54 anni. A cavallo tra il Simbolismo e l’Impressionismo, come tutti i grandi, Gauguin finisce per rendere difficile l’omologazione completa a qualunque movimento.

La scelta dei quadri figurativi d’insieme appartiene profondamente al Simbolismo, ma il rifiuto di prospettiva e classicismo e la scelta di adoperare i colori più decisi per una forma espressiva violenta, perfino brutale, lo avvicinano al suo grande amico Van Gogh. La verità è che fu maestro per tutti nella sua epoca, salvo finire la sua esistenza dimenticato da tutti in un’isola remota e lontana dalla civiltà europea che pur l’aveva adorato. In questa sede mostriamo “Siate misteriose”, 1890, Legno policromo, conservato a Parigi, Musée d'Orsay, vedi figura (12), poi “Conversazione”, 1899, Olio su tela, conservato ad Edimburgo, National Gallery of Scotland, vedi figura. Con riferimento proprio all’opera dell’artista più importante, Gauguin, sarebbe fin troppo facile seguire la suggestione del più enigmatico movimento pittorico della storia dell’arte mondiale, negli anni successivi dal Surrealismo, all’Astrattismo, all’Art Noveau, fino a Picasso e Salvador Dalì.

Altrettanto facile sarebbe accostare questi matti simbolisti, gravemente sospettati di abuso di oppiacei, comunque visionari, destabilizzanti, a volte provocatori, ai movimenti beatnik degli anni ’70, alla pop art, alle atmosfere psichedeliche, alla teorizzazione degli stati di allucinazione, alla “Lucy in the Sky with Diamonds”, dei Beatles, stravagante acronimo di LSD. La forza del movimento non è in queste suggestioni, peraltro comprensibili e, sia pure parzialmente, giustificate. La forza del movimento, il testamento del Simbolismo, ciò che è stato traghettato definitivamente e nell’eternità è in un’opera di Gauguin, ahimè non in esposizione, ma che non si può fare a meno di mostrare, indicare e spiegare con le stesse parole dell’autore. Si tratta di “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove stiamo andando?”, 1897, olio su tela conservato a Boston, Museum of Fine Arts. vedi figura. Gauguin così lo spiega al suo amico giornalista Charles Morice in una lettera da Tahiti del luglio 1901 (Scritti da un selvaggio, a cura di M.Brusa, Parma 1988) ed altro proprio non si potrebbe aggiungere

Ho dipinto questa grande tela, così imperfetta nell’esecuzione, in un solo mese, senza alcuna preparazione né studio preliminare. Volevo farla finita e l’ho finita di getto, in uno stato totale di prostrazione. L’ho firmata ed ho ingoiato una massiccia dose di arsenico. Forse troppo.
I dolori sono stati atroci, ma non sono morto e per lo sforzo questa mia carcassa malandata continua a farmi soffrire. Forse la meditazione, assente nella tela, è compensatala un che di ineffabile che sfugge a chi non può conoscere l’angoscia ed il tormento con cui l’ho dipinta. …….

Il fatto è che davanti a un’opera il critico cerca vecchie analogie con altre idee o artisti conosciuti. Non trovandole, non capisce, né si lascia coinvolgere (non prova alcuna emozione). L’emozione innanzitutto!
Poi la comprensione.
In questa grande tela


DOVE ANDIAMO?
Una vecchia che muore
Uno strano, stupido uccello chiude il motivo.

COME SIAMO?
La vita di tutti i giorni.
D’istinto l’uomo cerca di capirne il senso.

DA DOVE VENIAMO?
L’origine.
Il bambino.
La vita.



L’uccello risolve il problema del confronto fra l’essere più semplice e l’altro, capace di pensare, uniti dal messaggio annunciato nel titolo. Dietro l’albero due figure sinistre nei loro indumenti dai tristi colori lasciano accanto all’albero della scienza questa nota malinconica di dolore in contrasto con l’ingenua presenza di una natura vergine che si abbandona ai piaceri della vita in questo paradiso immaginario. Attributi diversi, simbologie conosciute, avrebbero paralizzato la tela in una realtà desolante, limitandone il respiro. Ti ho presentato questo ultimo lavoro in poche parole. So che per te sono sufficienti. Per quanto riguarda il pubblico, la mia pittura non è certo tenuta a dare spiegazioni, ad aprire gli occhi a tutti. In quanto agli altri, si parlerà loro in parabole, così che possano vedere….

La frase con le tre domande è uno dei più famosi catechismi massonici, mutuata dalla maieutica socratica, così come riportata da Platone, la fase creativa sfociata nell’avvelenamento è la delineazione dell’opera al nero degli alchimisti, il riferimento al simbolismo luciferino dell’albero della conoscenza richiama la migliore tradizione gnostica ed, infine la citazione del Vangelo di Luca, il Vangelo di riferimento dei Rosa+Croce, tutt’ora adoperato nel grado di ispirazione rosicruciana della massoneria. Più chiaro di così……


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